Chiesa campestre di san giuseppe

Chiesa campestre di san giuseppe Chiesa campestre di san giuseppe chiesasangiuseppe

Su un altopiano a circa 600 metri s.l.m. si trova la chiesa campestre di Santu ‘Jaseppa, alla quale si arriva dopo una strada tutta in salita che si diparte dalla provinciale Trinità-Aggius, in corrispondenza di un vecchio impianto per la produzione di calcestruzzo; l’accesso è segnalato da un apposito cartello. La chiesa, secondo la tradizione orale, fu costruita ai primi dell’Ottocento, ex voto di alcuni pastori abitanti nella zona; esternamente ha una struttura simile a quella delle antiche case rurali della zona; si distingue da esse per la presenza di contrafforti laterali, due per lato, in corrispondenza degli archi che sorreggono la volta.

All’interno, da rilevare la presenza di balaustre in legno, un altare a mensa in granito locale, collocato di recente, e l’altare a parete più antico dove in una nicchia con vetrata è collocato il simulacro di San Giuseppe; alla sua destra una teca racchiude una statua della Madonna. In un ambiente panoramico, reso ancora più suggestivo dalla presenza di alberi di leccio e pino, a poca distanza dalla chiesa, vi è il locale della suprastantìa che, oltre a curare i riti religiosi, e preparare il pranzo nel giorno della festa, provvede alla manutenzione della chiesa. In anni non propriamente recenti, molto attivi nell’organizzazione vi erano alcuni sopravvissuti all’affondamento del piroscafo postale Tripoli, silurato da un sommergibile tedesco, al largo di Capo Figari, il 18 marzo 1918.

La festa si svolge il 19 marzo e da sempre costituisce l’occasione ideale per la prima scampagnata primaverile. Nella memoria storica locale si ricorda ancora quella del 1850, allorquando, mentre ritornava a casa dopo aver partecipato alla festa, Pietro Vasa, pastore residente in Lu Naragheddu, uno stazzo nei pressi di Trinità d’Agultu, fu ferito da una fucilata anonima, partita da dietro un cespuglio. Il fatto, ampiamente descritto in maniera romanzata, da Enrico Costa, nel suo Muto di Gallura, fu la scintilla, che accese le polveri della lunga faida, conclusa il 26 maggio 1856 con le solenni paci di Tempio.